INTERVISTA – Luigi Abbate e il futuro di Benevento: “La questione morale viene prima delle alleanze”

La questione morale come discrimine politico, la sanità come misura delle disuguaglianze, i giovani come riferimento per costruire un progetto amministrativo. Il dottor Luigi Abbate, medico di famiglia ed ex consigliere regionale, sviluppa lungo queste direttrici la sua riflessione sul presente e sul futuro di Benevento.

L’inchiesta sui concorsi è il punto di partenza di un ragionamento che distingue le responsabilità individuali, affidate agli accertamenti della magistratura, dalle scelte richieste a chi guida le istituzioni. Da qui la critica alla risposta politica di Clemente Mastella e la chiusura, nelle condizioni attuali, a un’alleanza con Noi di Centro.

Poi il San Pio, l’assistenza territoriale, le famiglie che rinunciano alle cure e un possibile impegno da candidato sindaco. Abbate non annuncia una candidatura, ma lascia aperta una disponibilità: prima devono esserci contenuti, una coalizione e una prospettiva condivisa. Le sue considerazioni restituiscono una posizione politica che tiene insieme amministrazione e diritti sociali.

La questione morale e la risposta dell’amministrazione

Nel giudizio di Abbate, l’inchiesta su “concorsopoli” impone una riflessione che non può esaurirsi nell’attesa degli sviluppi giudiziari. Il riferimento è alla questione morale richiamata da Enrico Berlinguer e al dovere della politica di tutelare la credibilità delle istituzioni.

“La magistratura deve accertare le eventuali responsabilità delle singole persone. Chi amministra ha un altro compito: dare ai cittadini la certezza che l’istituzione sappia reagire e difendere la correttezza del proprio operato.

A Mastella contesto una risposta politica non abbastanza incisiva. Non gli attribuisco responsabilità penali, ma ritengo che il sindaco debba assumere decisioni chiare rispetto ai settori interessati e a chi aveva responsabilità di controllo. Per conservare la fiducia dei cittadini, servono decisioni concrete che dimostrino la volontà di cambiare ciò che non ha funzionato.”

Il tema della trasparenza, nella sua analisi, riguarda soprattutto l’efficacia delle garanzie già previste.

“Esistono incarichi e organismi che devono assicurare il rispetto delle regole. Penso all’assessore competente, Francesco De Pierro, al segretario comunale e alle commissioni. Non considero prioritario aggiungere altre norme: bisogna applicare quelle disponibili e verificare che ciascuno svolga fino in fondo la propria funzione.

Un concorso pubblico deve offrire a tutti condizioni uguali. La mia preoccupazione politica riguarda il peso delle relazioni familiari e personali nell’accesso alle opportunità. Se si afferma l’idea che contino più le conoscenze della preparazione, viene meno la fiducia nella possibilità di costruirsi un futuro attraverso il merito.”

Le famiglie in difficoltà e le opportunità che si restringono

Il confronto si sposta dalle vicende amministrative alle condizioni sociali della città. Abbate richiama ciò che incontra quotidianamente attraverso il lavoro di medico di famiglia: fragilità che non riguardano soltanto chi è privo di reddito.

“Vedo persone costrette a scegliere come utilizzare risorse insufficienti per tutte le necessità. Alimentazione, bollette, scuola e salute finiscono per entrare in competizione all’interno dello stesso bilancio familiare.

Anche una famiglia con un solo stipendio può trovarsi in una situazione molto difficile. L’inizio dell’anno scolastico, con l’acquisto dei libri, diventa un passaggio pesante quando non c’è margine per affrontare altre spese.”

Alla difficoltà economica si accompagna il rischio che le condizioni di partenza determinino sempre di più le possibilità di ciascuno.

“La mia generazione ha potuto trovare nello studio una strada per migliorare la propria condizione. È accaduto a me, che sono diventato medico, ed è accaduto a tante altre persone. Quella possibilità deve restare accessibile anche oggi.

Per questo non basta un’assistenza che interviene soltanto quando il problema è ormai esploso. Servono risposte continuative per gli anziani, per chi è malato e per le famiglie più vulnerabili. I diritti devono orientare l’organizzazione dei servizi, non dipendere dalla capacità del singolo di ottenere attenzione.”

Dal progetto civico alla separazione da Mastella

Abbate ripercorre il sostegno dato a Mastella e le ragioni che lo hanno successivamente portato a lasciare il movimento e a tornare nel Partito Democratico.

“Nel 2016 partecipai a un progetto civico nel quale vedevo la possibilità di affrontare i bisogni di Benevento superando le appartenenze di partito. Pensavo che l’esperienza di Mastella e le sue relazioni potessero dare maggiore forza alle richieste della città e delle aree interne.

Ho sostenuto quel percorso anche nel 2021, con una lista che raccolse quasi 2.500 voti. In seguito, però, ho avvertito un cambiamento: non riconoscevo più la stessa attenzione all’uguaglianza e alla vicinanza alle persone che avevano motivato il mio impegno.

Ho manifestato il dissenso, ho lasciato il movimento e sono tornato nel Pd. Le vicende oggi al centro del confronto pubblico rafforzano, nella mia lettura politica, le ragioni di quella scelta.”

La distanza attuale, precisa, impedisce di immaginare un’intesa con Noi di Centro, anche qualora l’ipotesi fosse sostenuta dal suo partito.

“Oggi non ci sono le condizioni. Un’alleanza richiede una concezione comune delle istituzioni e del modo di amministrare, non soltanto un interesse elettorale.

La questione morale riguarda la politica e non può essere sospesa quando si discutono gli accordi. Dopo la vicenda Santamaria mi sarei aspettato una presa di posizione più netta e decisioni capaci di indicare una discontinuità. Non avendo visto quella risposta, non riconosco una base per un percorso condiviso.”

San Pio, la critica alla gestione e il rapporto con il territorio

Sul fronte sanitario, Abbate indica nella direzione del San Pio il primo livello sul quale intervenire. La sua valutazione riguarda anche il rapporto tra ospedale e Asl.

“Ritengo necessario cambiare la direzione aziendale. A mio giudizio manca un dialogo adeguato con l’Asl: sono due aziende distinte, ma i bisogni dei pazienti richiedono collaborazione e continuità tra ospedale e territorio.

Come medici di famiglia, insieme all’Ordine, avevamo proposto di contribuire alla gestione dei casi meno complessi al pronto soccorso. Circa venti colleghi avevano dato la propria disponibilità. Ci venne prospettato un compenso di 24 euro l’ora, che giudicai inadeguato rispetto all’impegno richiesto e ai compensi previsti per altre attività specialistiche.

Il problema, comunque, non è soltanto la retribuzione. Occorre mettere i professionisti nelle condizioni di lavorare bene, evitando carichi insostenibili e riconoscendo il valore del loro contributo.”

La critica si estende a un’impostazione della sanità che Abbate considera eccessivamente concentrata sui parametri economici.

“La gestione delle risorse è importante, ma il bilancio non può diventare l’unico criterio. Investire in prevenzione e intervenire tempestivamente significa tutelare la salute ed evitare che le condizioni delle persone peggiorino.

Davanti al medico non c’è soltanto una malattia. Ci sono una persona, la sua famiglia, le preoccupazioni per il giorno dopo e la paura di perdere autonomia. Prendersene cura richiede tempo e continuità. Se tutto viene ricondotto alla quantità delle prestazioni, una parte essenziale dell’assistenza resta fuori.”

Lo studio medico solidale al Rione Libertà

Una delle risposte alle difficoltà di accesso alle cure, nel percorso illustrato da Abbate, è il progetto di uno studio medico solidale presso la parrocchia dell’Addolorata.

“Stiamo lavorando con il coinvolgimento della Caritas, dell’Ordine dei medici e di specialisti disponibili a offrire gratuitamente la propria attività. L’obiettivo è inaugurare lo studio prima di Natale, insieme al vescovo.

Vogliamo aiutare chi non riesce a sostenere il costo delle visite e degli accertamenti. Penso a diverse discipline, dalla diabetologia all’oncologia e all’oculistica. Si parte dal Rione Libertà, ma l’intenzione è mettere questa opportunità a disposizione della città.”

Il progetto nasce anche dalla constatazione che la rinuncia alle cure non elimina il bisogno sanitario.

“Se una famiglia non può pagare un accertamento, quel problema rimane. Può essere trascurato, rinviato oppure cercare una risposta al pronto soccorso.

Rendere accessibili le visite significa intervenire prima che la difficoltà economica si trasformi in un ostacolo insuperabile alla cura. È una risposta concreta a persone che, altrimenti, rischiano di restare senza assistenza.”

Case di comunità, personale e collegamenti

Nel confronto sulla casa di comunità al Rione Libertà, Abbate invita a non considerare esclusivamente la consistenza della popolazione. La distribuzione dei servizi, sostiene, deve tenere conto anche delle distanze e delle strutture già presenti.

“Il numero degli abitanti è un elemento importante, ma va letto insieme agli altri. Bisogna valutare quali servizi siano disponibili e quanto sia difficile raggiungerli. Chi vive nelle aree interne può affrontare ostacoli maggiori per arrivare in ospedale o in un luogo di cura.

Una programmazione territoriale deve considerare queste differenze, senza ridurre tutto a un confronto tra popolazioni residenti.”

Le riserve più forti riguardano l’attuazione del modello e il rischio di concentrare l’attenzione sugli edifici.

“Una struttura nuova non garantisce da sola un servizio. Servono personale, collegamenti e strumenti informatici che consentano ai medici di conoscere la storia clinica degli assistiti.

Ritengo particolarmente importante anche l’assistenza per chi lascia l’ospedale ma non è ancora nelle condizioni di tornare a casa. Quel passaggio richiede strutture intermedie, coordinamento e continuità.

Si è parlato molto degli immobili e troppo poco dei professionisti necessari a renderli operativi. Non considero sufficiente immaginare che il personale possa essere sostenuto soltanto dai risparmi futuri: il problema deve essere affrontato fin dall’inizio.”

La disponibilità a valutare una candidatura a sindaco

L’ipotesi di un impegno alla guida di Benevento non viene esclusa, ma Abbate mette in chiaro l’ordine delle scelte.

“Potrei prendere in considerazione questa possibilità, ma non partirei dal candidato. Prima occorre definire un programma, costruire una coalizione che lo condivida e individuare insieme la persona chiamata a rappresentarlo.

Ho rinunciato a ricandidarmi al Consiglio regionale anche per dedicarmi alla medicina di famiglia, in una fase nella quale la carenza di medici richiede una presenza particolarmente impegnativa. Un nuovo incarico politico dovrebbe poggiare su ragioni solide. Davanti a un progetto serio, valuterei la possibilità di mettere a disposizione l’esperienza maturata.”

Assistenza, ascolto e giovani: le priorità amministrative

Nell’idea di città delineata da Abbate, il primo intervento riguarda le persone più esposte alle difficoltà quotidiane.

“Partirei dagli anziani, dai malati e dalle famiglie fragili. Un’amministrazione deve misurarsi con le condizioni concrete in cui vivono i cittadini.

Poi c’è il rapporto tra Comune e comunità. La trasparenza deve accompagnarsi a un ascolto stabile: non basta illustrare le decisioni, bisogna anche raccogliere esigenze, osservazioni e critiche.

Il terzo punto riguarda i giovani. Diritto allo studio, possibilità di trovare un alloggio e prospettive per restare devono diventare parte delle scelte amministrative. Non possiamo immaginare il loro futuro senza coinvolgerli.”

L’accesso alla formazione è uno degli esempi con cui descrive il peso delle disuguaglianze.

“Per mantenere due figli al Politecnico spendo circa tremila euro al mese. Posso farlo grazie alla mia professione, ma tante famiglie non hanno questa possibilità. Questo non rende i loro figli meno capaci o meno meritevoli.

Benevento deve valorizzare l’università, il Conservatorio e le opportunità formative presenti. Anche il tema degli alloggi per gli studenti va affrontato. La nostra esperienza può accompagnare i ragazzi, ma non deve sostituire il loro punto di vista.”

Il richiamo a un nuovo Risorgimento

La riflessione conclusiva riguarda le risorse sulle quali costruire lo sviluppo e la necessità di superare una condizione di rassegnazione.

“Non affiderei tutte le aspettative all’arrivo di una singola impresa, senza interrogarmi sulla durata e sulla qualità dell’occupazione. Benevento ha un patrimonio storico, ambientale e umano che deve essere riconosciuto e valorizzato.

La sua storia vive anche nei vicoli, nei quartieri e nei ricordi delle persone anziane. Sono risorse attraverso le quali raccontare il territorio e creare opportunità.”

A questa prospettiva Abbate collega una critica ai rapporti di potere che, nella sua lettura, continuano a condizionare la vita pubblica.

“Ritengo che pesino ancora le famiglie influenti, l’alta borghesia e le ingerenze ecclesiastiche. Vorrei una città nella quale i cittadini si sentissero liberi di partecipare e di rivendicare i propri diritti, senza il timore di esporsi.

Quando parlo di un nuovo Risorgimento per Benevento penso alla capacità di ricostruire una comunità consapevole e unita. La conoscenza del passato deve aiutarci a evitare gli stessi errori e a immaginare un futuro diverso.”

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