ESCLUSIVA – Stefania Capobianco racconta il Vallo di Diano: il viaggio su La7 e l’idea di una tappa a Benevento

Dalla Certosa di Padula ad Atena Lucana, fino al rafting a Pertosa: la conduttrice, ideatrice e autrice si racconta a Sannio24. La puntata campana andrà in onda domenica primo novembre alle 12.

Il viaggio parte da Salerno, a bordo dell’Arlecchino, e raggiunge il Vallo di Diano, tra patrimonio artistico, paesaggi e incontri. Nell’intervista esclusiva a Sannio24, Stefania Capobianco racconta la preparazione della puntata in onda domenica primo novembre alle 12 su La7 e le esperienze vissute durante le riprese. La conversazione apre anche una prospettiva sul Sannio: un possibile itinerario tra le leggende di Benevento e i borghi medievali, ancora da immaginare.

Un percorso nato dalla scelta del territorio

Ideatrice, autrice e conduttrice, Capobianco segue il programma fin dalla costruzione delle puntate.

“Il programma nasce da una mia idea, che ho poi sviluppato attraverso la scrittura. Occuparmi anche dei testi mi permette di studiare i luoghi prima delle riprese e di arrivare sul posto con una conoscenza di ciò che andrò a raccontare. Tutto comincia dalla scelta dell’itinerario. Nella preparazione mi confronto con la Fondazione FS e con l’ingegnere Luigi Cantamessa per individuare i percorsi più suggestivi. Nel caso della Campania, però, sono partita da un desiderio preciso: cominciare da Salerno e dedicare spazio alle aree interne, raggiungendo il Vallo di Diano.”

A differenza degli itinerari già proposti dalla Fondazione, come quelli del Pietrarsa Express e del Reggia Express, questo percorso è nato da una sua richiesta.

“Ho proposto il collegamento da Salerno a Sicignano degli Alburni e ho chiesto di percorrerlo sull’Arlecchino, un treno meraviglioso che non aveva mai viaggiato su quelle tratte. La Fondazione lo ha messo a disposizione e da lì abbiamo costruito il viaggio.Una volta stabilito l’itinerario ferroviario, bisogna scegliere quali luoghi approfondire. Non ci limitiamo alle località servite dalle stazioni: abbiamo raccontato Salerno e Sicignano, ma ci siamo spostati anche a Padula e ad Atena Lucana“.

“Dell’Arlecchino mi sono innamorata”

Per Capobianco è stata la terza esperienza a bordo del convoglio storico.

“Avevo già viaggiato sull’Arlecchino nella prima edizione e me ne sono innamorata. È un autentico gioiello dell’ingegneria ferroviaria italiana, capace di conquistare chiunque salga a bordo. Rappresenta l’Italia del boom economico degli anni Sessanta. Basta vederlo arrivare in stazione, con il suo frontale arrotondato, per sentirsi trasportati in un’altra epoca. La cabina del macchinista è rialzata rispetto allo spazio anteriore dei passeggeri: si può viaggiare in prima fila, davanti a un’ampia vetrata panoramica, osservando il paesaggio da una prospettiva particolare.”

Il fascino continua negli interni.

“Il nome Arlecchino richiama i diversi colori dei sedili delle quattro carrozze. Ci sono il velluto e una grande attenzione ai dettagli. Anche nella ristorazione, dalle tovaglie ai tovaglioli e ai bicchieri, si ritrova quella ricercatezza del Made in Italy che questi treni continuano a custodire.”

Alla Certosa di Padula, tra luce e silenzio

Della Certosa di Padula le è rimasta impressa soprattutto l’atmosfera.

“La ricchezza artistica e culturale del sito è straordinaria, ma ciò che mi ha colpita maggiormente è stata la luce. Il modo in cui si rifletteva sulla pietra rendeva tutto quasi irreale. Durante le riprese ho cercato di mostrare gli ambienti più rappresentativi. In un grande spazio aperto mi sono trovata immersa in un silenzio profondo, attraversato dalla luce. Ho avuto la sensazione che quel luogo riuscisse a comunicare senza bisogno di parole. Il racconto può aggiungere informazioni, ma la Certosa sa esprimersi anche attraverso la propria atmosfera.”

Atena Lucana e la memoria delle comunità

Nei borghi dell’entroterra, sono soprattutto gli abitanti a lasciare il segno.

“Viaggiando attraverso l’Italia si incontrano luoghi straordinari. Alcuni borghi sembrano aver conservato il ritmo di un’altra epoca, ma a renderli davvero speciali sono le persone. Ho trovato autenticità e un forte desiderio di condividere le proprie origini. Ad Atena Lucana questo legame emerge anche attraverso gli archivi di comunità. Si incontrano persone felici di raccontare il territorio, profondamente legate alla propria terra. La valorizzazione comincia proprio da qui: da chi continua a vivere in questi luoghi e sceglie di restare, contribuendo a mantenerne viva l’identità.”

Il richiamo alle origini lucane di Atena e ai legami tra Lucani e Sanniti porta il discorso sulle affinità fra territori.

“Nel Vallo di Diano avverto una forte vicinanza alla Lucania. Ho avuto la stessa sensazione a Pertosa, dove ero già stata per le riprese della precedente edizione. Dico spesso che questa parte della Campania, per alcuni aspetti, mi sembra più lucana che campana. Frequento anche la Basilicata e riconosco una comunanza di valori. Conoscendo tante persone del basso Salernitano, mi capita di pensare che le affinità siano tali da farci sentire quasi nella stessa regione.”

Benevento e i borghi sanniti, un’idea da approfondire

La proposta di un viaggio nel Sannio suscita l’interesse della conduttrice. Tra le possibili destinazioni vengono citate Benevento, Sant’Agata de’ Goti e Pietrelcina.

“Benevento offre molti spunti, a cominciare dal patrimonio di leggende che accompagna la sua storia. Una delle caratteristiche di questi viaggi è proprio la ricerca di ciò che si conosce meno: racconti, tradizioni e tracce del passato da riportare alla luce. Penso alla storia delle streghe e al passaggio da Malevento a Benevento. Non ho ancora dedicato un itinerario al Beneventano. Mi avete suggerito una possibilità interessante, alla quale non avevo pensato.”

“Conosco Sant’Agata de’ Goti di nome, ma non l’ho ancora visitata. Mi piacerebbe scoprire questi borghi medievali: il paesaggio offre già moltissimo dal punto di vista visivo. Potrebbe essere interessante costruire un percorso attraverso la loro storia.”

Non c’è ancora una puntata programmata, ma l’idea torna anche nei saluti.

“Mi avete dato un bello spunto. In Campania tornerò sicuramente: spero che una delle prossime tappe possa essere proprio questa.”

I sapori del possibile viaggio sannita

Dalla Falanghina al torrone, fino al liquore Strega, il racconto si sposta sulle specialità del territorio.

“Mi piacciono molto i cavatelli e le lagane: li sceglierei volentieri per raccontarli e assaggiarli, come faccio con i piatti che propongo in puntata. Li accompagnerei alla Falanghina, perché un territorio si conosce anche attraverso i suoi sapori e le sue eccellenze. Chiederei a una cuoca del posto di preparare una tavola con queste specialità. E non mancherebbe un assaggio di liquore Strega.”

A Pertosa, l’esperienza del rafting

Tra i ricordi della puntata c’è anche la discesa in gommone.

“È stata un’esperienza divertente e coinvolgente, con due momenti molto diversi. Il salto dalla cascata, che se ricordo bene è alta circa cinque metri, è stato quello più adrenalinico. Nel resto del percorso, invece, ho potuto apprezzare il contatto con la natura, il rumore dell’acqua e la tranquillità dell’ambiente. “L’alternanza tra queste sensazioni ha reso il tragitto emozionante. Mi sono divertita e, visto che sono qui a raccontarlo, direi che è andata bene.”

Originaria di Gaeta, Capobianco riconosce alla Campania un ruolo importante nella propria vita.

“Questo modo di viaggiare permette di cambiare prospettiva. Il treno non serve soltanto a raggiungere una destinazione: diventa parte dell’esperienza e ci accompagna verso luoghi che, altrimenti, forse non avremmo visitato.”

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